NELLA GIUSTA MISURA

  Fotografia da Photomyway Photography - Flis Zucchi


“E il suo sostanziale significato sta nella tensione tra le risposte contraddittorie.”
Leonard Bernstein

Leonard Bernstein dirige la Sinfonia n. 2 in do minore "Resurrezione" di Gustav Mahler (1860 - 1911), un caleidoscopio monumentale di colori ed emozioni, con tutto sé stesso. La registrazione dell’esecuzione con la London Symphony Orchestra rivela la misura in cui la musica travolge il direttore, condividendo la sua intuizione che, con i suoi gesti, abbraccia l’orchestra, i cantanti, il pubblico e chi sta partecipando a quest’esperienza, come solo un sincero rapporto con la musica può produrre. In tante esperienze nella vita cerchiamo di dare un senso alle cose fissando una misura per descriverle; cosa facciamo, cosa sogniamo di fare o i progetti di altri o chi abbiamo davanti; ma la nostra valutazione porta a una conoscenza più profonda oppure più facilmente aliena o divisiva? E quando le nostre misure diventano discordanti con il nostro equilibrio come affrontiamo quella realtà e gli individui in mezzo a noi?

Colpi di scena nella sinfonia, riflettono lo stato d’animo di Mahler, il compositore che dopo essere andato al funerale ad Amburgo del collega direttore d’orchestra Hans von Bülow capisce come comporre il finale, con lo sguardo verso un’altra vita. Ascoltando Bernstein dirigere l’intera sinfonia, vediamo un riflesso della sua vita in musica, che era la sua stessa vita. Spesso descritto come “un’anima divisa in due” il direttore, compositore, pianista, divulgatore e insegnante era frequentemente combattuto tra le etichette che tanta gente cercava di affibbiargli rispetto a scelte come la decisione di non dedicarsi soltanto alla direzione d’orchestra o rifiutando a cambiare il suo nome in ‘Burns’ per essere più accettabile nel caso fosse diventato il primo direttore americano, a causa delle sue origini ebree. Il film ‘Maestro,’ diretto e interpretato da Bradley Cooper cattura aspetti dell’uomo Bernstein che combatte con sé stesso e contro i pregiudizi inflitti sulla sua persona dalla società del Novecento. Preso e impegnato da tutti i suoi incarichi, la sua passione e il suo amore per le persone e la vita gli costavano un prezzo alto, senza conseguenze sulla sua incredibile efficacia, sulla sua energia senza misura e sul suo talento.

Crescendo, sono stata vittima di bullismo per quasi dieci anni, dai 4 ai 14 anni. Suonavo il pianoforte, il flauto e partecipavo a concorsi per public speaking tra le altre cose. Il pianoforte attirava attenzione indesiderata e dovevo pagarne le conseguenze, sia fisiche che mentali. Sono diventata più chiusa e reagivo spesso in modo frustrato a casa. Purtroppo l’etichetta che mi era stata data l’ho dovuta accettare senza riuscire a capirne il motivo ma mi chiedevo cosa avessi fatto per ricevere quel trattamento, anche se poi diventava quasi normale, accettabile no, ma la quotidianità sì. Dopo la morte di mia mamma, quando avevo appena compiuto diciotto anni, mentre stavo sostenendo l’esame di maturità, rimpiangevo quegli anni. Ho passato troppo tempo facendo battaglia con una persona che non aveva colpe con quello che mi stava succedendo. Ho perso il mio punto di sicurezza, di giusta misura, e  un’audizione per continuare a studiare musica è stata un successo, ma i prepotenti sarebbero stati sul treno. Ho preso la decisione straziante di cambiare la mia direzione dopo anni di preparazione per una vita in musica. 

Diana Nyad, la campionessa di nuoto nell’oceano che mi piace citare spesso è stata soggetta a tante misure fissate, basate sulla percezione e sulle paure di tanta gente. Si sapeva la teoria, la ricerca, ma nessuno poteva sapere la misura di forza di quella donna. Quando anche amici, esperti, la sua squadra e tanti dubitavano, lei teneva la fede, credendo nella sua unica capacità. Contro tante voci della ragione, Leonard Bernstein è rimasto sulla sua strada e ha raggiunto delle cose incommensurabili rappresentando uno dei musicisti più influenti nel Novecento. Le persone vicino a loro hanno passato dei momenti difficili come può succedere con la battaglia per capire la nostra stessa misura e dove sentiamo di appartenere.

Ci sono stati periodi veramente spiacevoli cercando di accettare la morte di mia mamma, il cancro di mio papà e altre crudeltà, ma grazie a Dio e mio marito ho continuato il mio sviluppo con il pianoforte e la musica. Non ho mai mollato il mio impegno con la musica, ho sempre trovato una porta. Una volta sono andata a guardare la televisione in un residence per studenti mentre stavo studiando in Svizzera e ho trovato un piano verticale nella stessa stanza. Non mollerò perché credo nella mia misura e nei talenti che ho coltivato e nutrito con consistenza. Sono pianista, linguista, scrivo articoli multilingue, mi impegno con la mia passione per street photography e creo video ecc. per il mio blog, corro distanze lunghe e canto come soprano lirico quando posso. Non sono una cosa, non sono un’unica misura e sto bene con questa realtà. Forse non è sempre capito o apprezzato, ma questo non cambia la mia determinazione o forza di essere tutto ciò che posso essere. 

Momenti di insicurezza e dubbio vengono sostituiti con l’intenzione di vedere la realtà della propria misura e la motivazione di realizzare quello che ci si impegna di creare e portare a compimento. Una scelta non determina la fine; si può cambiare, si può andare avanti e non c’è solo una porta di speranza, e la misura dove siete adesso non detta il vostro futuro. Siete e sarete sempre molto di più di un’unica misura.

“La misura del talento non è ciò che vuoi ma ciò che puoi. L'ambizione indica solo il carattere dell'uomo, il sigillo del maestro è l'esecuzione.”
Henri Frédéric Amiel, Diario intimo, 1839/81 (postumo, 1976/94)





 

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