UN PASSO TROPPO AVANTI




Una famiglia parla insieme attorno alla tavola, un tipico pranzo della domenica. Viene allestita la scena, c’è entusiasmo, tutti chiacchierano delle ultime notizie, il vino fluisce e vengono serviti piatti in continuazione, tante risate ma anche occhiate sporadiche di scontento… le crepe ci sono, ben nascoste e protette, meglio non parlarne, non c’è ragione di preoccupare qualcuno… In un'altra parte del paese, una ragazza non vuole più portare il suo velo. Non riesce più a dormire di notte. Si considera italiana e non condivide il punto di vista di quelli di cui è circondata, ma non sa cosa fare per dire di no ed esprimersi senza causare un conflitto. Ha paura …meglio non parlare…non c’è ragione di  attirare l’attenzione…e tu, cosa faresti? Parleresti? Ti fideresti degli altri? Faresti pettegolezzi sugli altri? Aiuteresti?

Simone de Beauvoir, la celebre scrittrice francese, esplora nel suo libro ‘Les Belles Images’ (Le Belle Immagini) le aspettative delle donne nella società e i ruoli complessi, spesso molteplici, che siamo tenuti ad adottare per essere accettabili per il mondo esterno.  Laurent, una donna di trent’anni, sposata e con un’amante, lavora come agente pubblicitaria, dove crea le immagini perfette. Inizia a rendersi conto, attraverso sua figlia, che mantenere sempre l’apparenza perfetta a scapito di essere sé stessa e dei propri valori, ha conseguenze sconvolgenti nella società e nella propria vita. Nel mondo social, possiamo essere un’immagine dopo l’altra; cambiando la percezione secondo l’effetto desiderato, creiamo con cura l’immagine giusta, invitando gli altri a vedere fino ad un certo punto: ci rendiamo conto che c’è un prezzo da pagare? Siamo tutto e allo stesso tempo niente. Questo comportamento incoraggia un trattamento come un oggetto, e un oggetto ha un’esistenza determinata.

Siamo veloci ad accusare gli uomini, o l’altro sesso, ma come nelle famiglie, forse la società ha bisogno di noi per fare un po’ di introspezione, di considerare le origini del nostro comportamento, dei nostri punti di vista.  Da dove vengono? Siamo condizionati dalla visione del nostro circolo e dalle nostre ferite nel passato, rispetto a quello che vediamo srotolare davanti ai nostri occhi? Si, è vero, non possiamo essere tutti filosofi e ci vuole un po’ di leggerezza con le persone, ma la nostra empatia non va più di moda? Le parole che emettiamo escono spesso molto più veloci in questa società supersonica, e il nostro modo di ragionare risulta anche più affrettato. Il potere di tutta questa fretta di essere è che possiamo ferire gravemente le persone e anche noi stessi, senza nemmeno esserci accorti di avere colpito qualcuno con le nostre prediche e le nostre parole superficiali.

La protagonista del libro ‘Le Belle Immagini’ chiede continuamente “Cosa gli altri hanno che io non ho?” Vediamo, attraverso le generazioni, donne che non sanno come gestire le proprie emozioni, il dare voce alla loro emancipazione e di portarla allo scoperto.  La mamma di Laurent deve mantenere un’immagine di bellezza eterna. Tutto dev’essere gestito in modo privato, nascosto, e di conseguenza, neanche Laurent, sua sorella e le sue figlie sanno come reagire davanti ai disagi e ai problemi della vita. Se nemmeno nella famiglia ci si può sfogare, svelare la realtà di una crisi, come si può pretendere che nella società le cose volgano in modo trasparente, svelando ingiustizie e maltrattamento, quando noi in prima persona non riusciamo ad accettare chi siamo e le difficoltà che si succedono. 

All’inizio del suo libro ‘Il Tempo del Bosco', l’autore e giornalista Mario Calabresi incontra una studentessa di medicina mentre lui sta facendo dei colloqui. Rimane colpito dalla disperazione della ragazza per la sua sensazione di inadeguatezza verso tutte le cose che la gente le propone come ottimi investimenti del suo tempo, e altre azioni “necessarie” per il suo futuro di successo. Con già così tanto da preparare, la studentessa, piangendo, chiede come si può raggiungere questi standard sempre più impegnativi e severi di eccellenza, e di riuscire a fare tutto e di più? Da lì parte un viaggio di scoperte, dalla disperazione verso il bosco, il silenzio e una vita che respira valori e speranza.

Crediamo di essere così forti e imbattibili grazie ai nostri muri e fortificazioni costruiti per proteggerci dal mondo e da noi stessi. Cosa serve per renderci conto che siamo fallibili ed esseri umani. Se continuiamo a promuovere la forza e l’influenza come gli unici metodi per difenderci, non saremo mai liberi e veramente felici. È solo nella verità che saremo liberi, nell’essenza di quello che siamo sotto le barriere. Confidiamo raramente alle persone i nostri pensieri reconditi e se lo facciamo, spesso ci pentiamo di averlo fatto con gli individui che possono utilizzarli contro di noi che si sentono in qualche modo superiori in confronto alle nostre debolezze e umanità.

La fiducia reciproca produce una risposta di azione contro la passività nel mondo, riguardo i diritti e la dignità delle persone. Alla fine del libro di Simone de Beauvoir 'Le Belle Immagini,' la protagonista Laurent rifiuta di accettare questo futuro rassegnato, del quale lei stessa è stata vittima per sua figlia Catherine. Catherine saprà la verità e avrà la possibilità di vivere una vita sincera in piena conoscenza della realtà e dell’umanità, con tutte le sue debolezze e meraviglie. “Non permetterò che le facciano quello che mi hanno fatto. Cosa hanno fatto di me? Questa donna che non ama nessuno, insensibile alle bellezze del mondo, incapace perfino di piangere, questa donna che vomito.” 

Dalle nostre azioni e come reagiamo con gli altri, possiamo aprire la strada per un dialogo tra donne, sessi, generazioni, religioni e diverse culture. Se possiamo avere l’umiltà di raccontare le nostre debolezze, mettere le immagini meno perfette e curate da noi stessi sui social, a propria volta liberiamo quelli attorno a noi di esprimersi. Se qualcuno confida in noi, non dobbiamo tradire quella fiducia. Possiamo fare il massimo con le nostre capacità per aiutare o incoraggiare le persone a trovare il giusto sostegno, ma non il pettegolezzo, le parole arroganti o il tradimento di quella confidenza. É un attimo passare dalla parte del torto.

La nostra mentalità può sempre essere rinnovata dall’umiltà di cercare quella saggezza di qualcuno che non sa tutto, ma ha voglia di dialogare, di imparare dagli altri, e di sognare. Nelle parole di Mario Calabresi verso la fine del suo libro ‘Il Tempo del Bosco’ quando cita Tonino, il secondo marito di sua mamma “Non c’era niente da perdere a iniziare la giornata con un po’ di immaginazione. E quella sua leggerezza quella capacità di scherzare e appassionarsi a ogni cosa, di continuare a aderire alla vita in ogni istante, di leggere, chiedere e voler imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.” Come dice Nelson Mandela “ Non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta.”





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